Roma Smart City "2026" la città gode di una reputazione per cambiare rotta?
Il volume SMART ROMA – Come Roma si trasforma in una smart city, pubblicato nel 2026
Il libro nasce dall’osservazione di una città complessa, spesso rallentata dalla propria dimensione, ma al tempo stesso ricca di potenzialità. Corbucci racconta come l’innovazione amministrativa possa incidere anche su aspetti apparentemente minori, ma decisivi: dalla gestione del personale scolastico al controllo del patrimonio verde, dall’organizzazione dei servizi per i visitatori fino alla creazione di nuovi modelli economici capaci di coniugare sviluppo e sostenibilità. In questo quadro, la tecnologia non è mai fine a sé stessa, bensì uno strumento abilitante.
Un ruolo centrale viene attribuito agli ecosistemi digitali già attivi in città, come gli assistenti virtuali per l’accesso ai servizi pubblici, le infrastrutture di connettività avanzata e i poli dedicati alla sperimentazione tecnologica. Questi strumenti, secondo l’autore, acquistano valore solo se inseriti in una visione politica coerente e continuativa, orientata al miglioramento della vita urbana. Non a caso, Roma viene raccontata anche attraverso la sua presenza nei principali contesti internazionali dedicati all’innovazione urbana, dove il confronto con altre realtà globali diventa occasione di crescita e adattamento.
Il termine “smart” viene interpretato in senso ampio: non solo efficienza tecnologica, ma capacità di adattamento, cooperazione e responsabilità condivisa. Governare una grande area metropolitana significa riconoscere che ogni decisione produce effetti sull’intero sistema urbano e che la collaborazione tra istituzioni, cittadini e imprese è un elemento strutturale, non accessorio.
Nel testo emerge con forza l’idea di una città intelligente come città inclusiva. La digitalizzazione dei servizi pubblici, dall’identità digitale ai sistemi di comunicazione certificata, rappresenta un primo passo verso una maggiore accessibilità, ma non esaurisce il tema. L’innovazione, per essere autentica, deve ridurre le disuguaglianze e garantire pari opportunità di accesso alle informazioni e ai servizi, indipendentemente dalla condizione sociale o territoriale.
Il libro sottolinea inoltre il legame tra smart city e una visione riformista dello sviluppo urbano, in cui tecnologia, coesione sociale e sostenibilità ambientale procedono insieme. L’autore mette in guardia da una lettura puramente futuristica o elitaria della città intelligente, evidenziando come il rischio sia quello di creare benefici riservati a pochi, anziché opportunità diffuse. Una smart city, al contrario, deve funzionare per chi vive in quartieri centrali come per chi abita nelle periferie.
Ampio spazio è dedicato al confronto con altre grandi città internazionali che hanno già intrapreso percorsi simili, dimostrando come l’innovazione possa essere adattata anche a contesti urbani caratterizzati da una storia millenaria. In questo senso, Roma non è vista come un’eccezione irrisolvibile, ma come un laboratorio complesso in cui sperimentare soluzioni calibrate.
Particolarmente significativa è la riflessione sul modello della “città di prossimità”, in cui i servizi essenziali diventano accessibili senza lunghi spostamenti. Scuole, sanità, spazi verdi, mobilità, lavoro e socialità vengono ripensati in una logica di equilibrio tra tempo, spazio e qualità della vita, riducendo l’impatto ambientale e migliorando il benessere collettivo.
Nel complesso, il libro restituisce l’immagine di una Roma che può diventare realmente intelligente solo se l’innovazione viene vissuta come processo culturale prima ancora che tecnologico. Una città capace di evolversi senza perdere la propria identità, mettendo al centro le persone, i territori e una visione sostenibile del futuro urbano.
Redazione
Autore dell'articolo
Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.