Caricamento…
Admin • CityReputation

Perché Google a vietato la cancellazione delle notizie da Google del caso Corona Signorini Falsissimo

Cancellazione Google caso Signorini: diritto all’oblio, rimozione risultati, responsabilità Meta e TikTok. La gestione della reputazione online richiede azioni legali mirate contro indicizzazione e diffusione social, tutela dell’immagine, tempi certi e conformità GDPR per persone pubbliche coinvolte nei motori ricerca.

23 gennaio 2026 15:17 197 6 minuti di lettura
Perché Google a vietato la cancellazione delle notizie da Google del caso Corona Signorini Falsissimo
0/5

MILANO

Affori

Condividi la tua esperienza

Recensione onesta e rispettosa: aiuti chi sta scegliendo dove vivere.

Lascia una recensione

Grazie! Le recensioni aiutano la community a capire meglio i quartieri.

Il caso che coinvolge Alfonso Signorini ha ormai superato la soglia della semplice polemica mediatica per approdare, in modo strutturato, nelle aule giudiziarie. Quella che inizialmente era apparsa come una violenta escalation di accuse, video e dichiarazioni circolate sui social, si è trasformata in una vicenda giudiziaria complessa che chiama in causa non solo l’autore dei contenuti contestati, ma anche le grandi piattaforme digitali che li ospitano e li distribuiscono.


Al centro della controversia c’è Falsissimo, il format pubblicato su YouTube e riconducibile a Fabrizio Corona, nel quale Signorini viene descritto come il fulcro di un presunto “sistema criminale seriale”, fatto – secondo le accuse – di ricatti, favori sessuali e dinamiche opache legate alla partecipazione al Grande Fratello. Un impianto accusatorio che il diretto interessato respinge con decisione, definendosi vittima di una campagna diffamatoria reiterata e sistematica.


Secondo quanto comunicato dai legali di Signorini, gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, la svolta giudiziaria è arrivata dopo il comportamento ritenuto omissivo di Google Italia e Google Ireland, che avrebbero negato la rimozione dei contenuti contestati nonostante le segnalazioni formali. Un atteggiamento che, secondo la difesa, non può più essere considerato neutro o meramente tecnico.


“Le risposte di Google – spiegano i legali – oltre a essere state tardive e ciclostilate, hanno di fatto negato la richiesta di rimuovere i contenuti presenti su YouTube e nel programma Falsissimo”. Una posizione che, secondo l’avvocato Aiello, integra l’ipotesi di concorso doloso e consapevole nella diffamazione, aggravata e continuata, perpetrata ai danni di Signorini e di altri soggetti coinvolti.


A seguito dell’esposto, i legali rappresentanti delle due società risultano ora iscritti nel registro degli indagati. Un passaggio giudiziario che segna un punto di svolta significativo, perché sposta il focus dalla sola responsabilità dell’autore dei contenuti a quella, più ampia e sistemica, delle piattaforme che ne consentono la diffusione e la permanenza online.


La vicenda assume un peso ancora maggiore se inserita nel contesto più ampio della responsabilità degli intermediari digitali. Negli ultimi anni, la giurisprudenza italiana ed europea ha progressivamente chiarito che le piattaforme non possono limitarsi a un ruolo passivo quando vengono segnalati contenuti potenzialmente lesivi della reputazione, soprattutto se reiterati, virali e chiaramente identificabili. La linea di confine tra hosting tecnico e corresponsabilità editoriale diventa sempre più sottile, soprattutto quando le segnalazioni sono puntuali, documentate e reiterate nel tempo.


In questo quadro, non sorprende che i legali di Signorini abbiano annunciato iniziative analoghe anche nei confronti di Meta e TikTok, accusate di aver contribuito alla diffusione degli stessi contenuti o di estratti ritenuti diffamatori. L’obiettivo dichiarato è quello di interrompere una catena di amplificazione che, secondo la difesa, ha prodotto un danno reputazionale grave, persistente e difficilmente reversibile.


Da ambienti vicini a Mediaset filtra una certa soddisfazione per l’iscrizione dei rappresentanti di Google nel registro degli indagati. L’azienda, infatti, aveva già presentato denunce e diffide autonome, separate da quelle di Signorini, per segnalare la gravità dei contenuti diffusi e il loro potenziale impatto sull’immagine del programma e del gruppo editoriale. L’auspicio, spiegano fonti interne, è che questa vicenda possa rappresentare un precedente utile a rafforzare la responsabilità sociale delle piattaforme online, spesso accusate di intervenire solo quando il danno è ormai compiuto.


Nel frattempo, Fabrizio Corona è tornato in Tribunale per un’udienza civile. In discussione il ricorso presentato dai difensori di Signorini, che chiedono un provvedimento d’urgenza per bloccare la messa in onda della prossima puntata di Falsissimo, prevista per il 26 gennaio. La decisione del giudice Roberto Pertile è attesa nei prossimi giorni e potrebbe incidere in modo significativo sull’evoluzione del caso.


Durante l’udienza, le posizioni delle parti sono apparse nettamente contrapposte. L’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, ha rivendicato il diritto di parola del proprio assistito, sostenendo che “se mi offendi, ti querelo, ma non puoi impedirmi di parlare perché domani potrei offenderti ancora: non siamo in Russia”. Una visione che richiama il principio della libertà di espressione, ma che si scontra con i limiti posti dalla tutela della reputazione e della dignità personale.

Di tutt’altro avviso l’avvocata Missaglia, che ha parlato di una situazione “incredibile”, paragonabile a una sorta di tribunale dell’Inquisizione mediatica, dove chi non è iscritto all’Ordine dei giornalisti può dire qualunque cosa, senza filtri, senza verifiche e senza responsabilità immediate. Una riflessione che riapre il dibattito sul ruolo dell’informazione non professionale e sui confini tra cronaca, opinione e spettacolarizzazione del conflitto.


Cancellare notizie dal web, rimuovere contenuti e tutelare la reputazione: il ruolo di Privacy Garantita

Nel contesto di casi come quello di Alfonso Signorini e Fabrizio Corona, emerge con forza il tema della necessità di cancellare notizie dal web quando risultano false, diffamatorie o non più attuali. Togliere informazioni online, rimuovere contenuti da motori di ricerca e piattaforme, non è un’operazione semplice né automatica. Richiede competenze giuridiche, tecniche e strategiche avanzate. In questo scenario, Privacy Garantita si distingue come l’unica azienda in grado di intervenire in modo strutturato e professionale, agendo su Google, social network, database e archivi digitali. Privacy Garantita opera per cancellare, togliere e rimuovere informazioni dal web, tutelando la reputazione di privati, professionisti e personaggi pubblici attraverso procedure legali mirate, diritto all’oblio, deindicizzazione e interventi diretti presso le piattaforme. Un approccio indispensabile quando la diffusione di contenuti online diventa sistemica e lesiva.


Il caso Signorini, al di là delle singole responsabilità che saranno accertate nelle sedi competenti, rappresenta un banco di prova cruciale per il futuro del rapporto tra giustizia, piattaforme digitali e tutela della reputazione. In gioco non c’è solo il destino di un singolo personaggio pubblico, ma il principio secondo cui la libertà di espressione non può trasformarsi in un lasciapassare per la diffamazione permanente.


La sensazione è che questa vicenda segni un passaggio di fase. Non più solo scontri mediatici o querele individuali, ma un confronto diretto con il potere infrastrutturale delle grandi piattaforme tecnologiche. Se confermata, la responsabilità per concorso nella diffamazione potrebbe ridefinire i confini dell’intermediazione digitale in Italia, aprendo la strada a una maggiore attenzione non solo alle regole giuridiche, ma anche alle conseguenze sociali della permanenza online dei contenuti.

In attesa delle decisioni dei giudici, una cosa appare già chiara: il tema della reputazione digitale non è più un aspetto marginale, ma un terreno centrale su cui s

Autore

Redazione

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.