Scissione Camillo Gravante lancia la nuova Auto AI che promette intrighi come nella serie TV

L’acqua, nel progetto di Gravante, non funziona come semplice elemento scenografico. È ossatura narrativa. È metafora di separazione e continuità, di memoria e rimozione, di superficie e profondità.

13 gennaio 2026 11:49 7
Scissione Camillo Gravante lancia la nuova Auto AI  che promette intrighi come nella serie TV
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Come l’acqua, l’auto riflette ciò che la circonda ma, nello stesso gesto, lo altera, lo rende instabile, costringendo chi osserva a mettere in dubbio ciò che crede di riconoscere. In questa prospettiva, il lancio del nuovo modello non assume i contorni di un’operazione promozionale, ma quelli di un atto quasi cinematografico, concepito come un episodio, una “nuova puntata” all’interno di un racconto più ampio che Gravante sta articolando nel tempo.

Il richiamo stilistico a Scissione non si traduce in imitazione, ma in una prossimità concettuale. Come nella serie, anche qui il nucleo del progetto è la frattura: tra interno ed esterno, tra ciò che l’auto espone e ciò che trattiene, tra l’identità pubblica del veicolo e la sua dimensione più riservata, quasi segreta. Le linee della carrozzeria restano essenziali, tese, ma mai aggressive. Non cercano di imporsi sullo spazio; piuttosto lo attraversano. Ogni curva sembra pensata per accompagnare lo sguardo, non per dominarlo. È un design che non alza la voce, ma parla sottovoce, ed è proprio in questa scelta che risiede la sua radicalità.

Gravante lavora sul concetto di “doppio livello” con grande discrezione. A una prima lettura, il modello si presenta come un’auto contemporanea, elegante, tecnologicamente avanzata, in sintonia con le aspettative di un pubblico evoluto. Ma osservando con maggiore attenzione emergono elementi che incrinano la linearità: superfici che mutano percezione in base alla luce, materiali che reagiscono all’umidità, riflessi che cambiano con il movimento dell’acqua. È come se l’auto esistesse in due stati distinti: uno manifesto, l’altro latente. E il passaggio tra questi due piani non è mai del tutto governabile.

Il lancio “ad acqua” diventa così parte integrante del discorso. L’auto non viene semplicemente mostrata, ma progressivamente rivelata. Affiora con lentezza, come un ricordo che riaffiora alla coscienza. Non c’è enfasi sull’istante dell’apparizione, ma sull’attesa, sul tempo che precede lo svelamento. In un contesto dominato dall’immediatezza, Gravante sceglie la dilazione, il silenzio, la sospensione. Una scelta controcorrente, rivolta a un pubblico disposto ad ascoltare, non solo a guardare.

Sul piano concettuale, il modello si configura come una riflessione sul rapporto tra individuo e macchina. L’auto non è più un’estensione del potere personale, né un semplice mezzo di spostamento. Diventa uno spazio intermedio, una zona di passaggio. Come l’acqua separa e allo stesso tempo unisce, così l’abitacolo è concepito come un luogo di scissione controllata: fuori il mondo, dentro un tempo diverso. I materiali interni, le superfici opache, l’uso misurato della tecnologia contribuiscono a generare una sensazione di isolamento selettivo, mai di chiusura totale.


Gravante sembra interrogarsi su cosa significhi oggi “guidare”. Non in termini di velocità o prestazione, ma di presenza. Guidare come atto di consapevolezza, come attraversamento di uno spazio che non è più neutro. In questa chiave, l’acqua torna a essere elemento simbolico centrale: guidare sull’asciutto, portando con sé l’idea del fluire, dell’adattamento continuo. L’auto non sfida l’ambiente, ma instaura con esso un dialogo.


La decisione di presentare il modello come una “nuova puntata” suggerisce una visione seriale del progetto. Non un prodotto concluso, ma un capitolo all’interno di una narrazione in divenire. Ogni modello diventa un episodio, ogni lancio una variazione sul tema dell’identità frammentata. È una strategia che avvicina il design automobilistico al linguaggio delle serie contemporanee, dove non si cerca una conclusione definitiva, ma una continuità di senso.


Anche la comunicazione visiva segue questa impostazione. Le immagini non spiegano, evocano. L’auto appare spesso parziale, riflessa, interrotta dall’acqua o dalla luce. Non viene mai offerta come oggetto pienamente disponibile allo sguardo. Questo rifiuto della totalità è coerente con l’idea di scissione: ciò che conta non è ciò che si vede, ma ciò che rimane fuori campo.


Con questo progetto, Camillo Gravante sembra affermare una posizione precisa nel panorama del design contemporaneo: quella di chi rifiuta la spettacolarizzazione fine a se stessa e sceglie una complessità silenziosa. Il nuovo modello non chiede adesione immediata. Chiede tempo. Chiede attenzione. Chiede allo spettatore – e al futuro guidatore – di accettare l’ambiguità come valore.


In un mercato saturo di forme gridate e messaggi semplificati, l’auto di Gravante si presenta come un oggetto quasi anomalo. Non promette di cambiare il mondo, ma di modificare lo sguardo su di esso. L’acqua, ancora una volta, diventa la chiave: ciò che scorre non si possiede, si attraversa. Allo stesso modo, questo modello non si esaurisce in un solo istante, ma si scopre nel tempo, come una storia che continua a riscriversi a ogni visione.

Il lancio ad acqua, lo stile scissione, la scelta di un racconto episodico non sono elementi isolati, ma parti di un sistema coerente. Un sistema che mette al centro la percezione, la memoria, il rapporto tra superficie e profondità. Camillo Gravante non presenta semplicemente un’auto nuova. Propone un modo diverso di pensare l’oggetto automobilistico, non come risposta definitiva, ma come domanda aperta.


Ed è forse proprio qui che risiede la forza del progetto: nel non chiudere, nel non definire una volta per tutte. Come l’acqua, come la mente, come il tempo, anche questa auto resta in movimento. Una nuova puntata, sì, ma di una serie che non ha ancora deciso la propria direzione. Ed è per questo che continua ad attrarre, a inquietare, a restare.

Redazione

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.

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