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SMART CITY

Icity Rank 2025 classifica delle reputazione delle migliori città urbane in Italia

ICity Rank 2025 fotografa un’Italia urbana che cambia pelle e accelera sulla trasformazione digitale, ridisegnando equilibri territoriali che per anni sono sembrati immutabili.

23 febbraio 2026 21:33 13 7 minuti di lettura
Icity Rank 2025 classifica delle reputazione delle migliori città urbane in Italia

. quattordicesima edizione dell’indagine condotta da FPA sui 108 Comuni capoluogo racconta un Paese in cui la maturità digitale delle amministrazioni locali non è più un’eccezione riservata alle grandi metropoli, ma una traiettoria diffusa che coinvolge città medie e, in alcuni casi, anche realtà di dimensioni più contenute. Le sedici città che nel 2025 superano la soglia degli 80 punti medi nei tre indici di valutazione rappresentano la fascia più avanzata di questo percorso: Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Modena, Parma, Prato, Rimini, Roma, Siena, Torino, Trento e Venezia.


Queste città vengono definite “full digital” perché mostrano un livello di integrazione tra infrastrutture tecnologiche, servizi online e capacità organizzativa tale da garantire continuità tra il front office digitale e i processi interni. Non si tratta soltanto di avere un sito web aggiornato o qualche servizio online attivo, ma di aver costruito un ecosistema amministrativo e urbano in cui piattaforme nazionali, identità digitale, pagamenti elettronici, open data, sensori e sistemi di analisi convivono in modo coerente. Il risultato è una maggiore efficienza operativa e una migliore esperienza per cittadini e imprese.

L’analisi si articola su tre dimensioni fondamentali: Amministrazioni Digitali, Comuni Aperti e Città Connesse. Ciascuna dimensione intercetta un aspetto diverso della maturità digitale urbana. L’Indice Amministrazioni Digitali misura il grado di digitalizzazione dell’attività amministrativa: qualità e accessibilità dei siti istituzionali, livello di fruizione dei servizi online, adozione delle piattaforme nazionali come SPID, pagoPA e ANPR, interoperabilità tra sistemi. In questa componente si è registrato l’incremento più evidente, con un balzo medio di quindici punti in due anni. È l’effetto diretto dei finanziamenti del PNRR, che hanno accelerato l’adeguamento tecnologico e favorito un allineamento tra grandi e piccoli capoluoghi. Oggi la quasi totalità delle amministrazioni dispone degli strumenti tecnologici di base per erogare servizi online; la sfida, tuttavia, non è più soltanto tecnica ma organizzativa: integrare procedure, semplificare iter, evitare duplicazioni, garantire continuità operativa.


Nell’Indice Amministrazioni Digitali emergono performance particolarmente elevate in città che hanno saputo coniugare visione strategica e capacità di spesa. La presenza nella parte alta della graduatoria di capoluoghi del Mezzogiorno come Taranto e Messina segnala una riduzione dei divari storici, mentre il fatto che anche centri sotto i 100.000 abitanti riescano a collocarsi tra i migliori indica che la dimensione non è più un limite insormontabile. Il miglioramento medio testimonia una fase di consolidamento: non siamo più nella sperimentazione sporadica, ma in una standardizzazione diffusa dei servizi digitali.


Il secondo asse di valutazione, Comuni Aperti, prende in considerazione la trasparenza, la comunicazione digitale e la partecipazione. Qui entrano in gioco la qualità della presenza sui social media, la diffusione e l’aggiornamento dei dati aperti, la disponibilità di applicazioni dedicate ai servizi cittadini, la capacità di dialogare in modo bidirezionale con la comunità. In questa dimensione, la crescita è più contenuta. Le differenze tra grandi città e capoluoghi minori restano marcate, soprattutto in termini di risorse dedicate alla comunicazione digitale e alla gestione professionale dei canali social. Le città metropolitane continuano a registrare punteggi medi più elevati, mentre il Mezzogiorno, pur mostrando segnali di recupero, si colloca ancora sotto la media nazionale. La sfida qui non è solo tecnica, ma culturale: passare da una comunicazione istituzionale tradizionale a un modello realmente partecipativo, in cui open data e strumenti digitali diventino leve di co-progettazione e non semplici adempimenti.


Il terzo pilastro, Città Connesse, guarda alla dimensione urbana nel senso più ampio: reti di connessione, diffusione della banda larga, sistemi di sensoristica, piattaforme per la gestione intelligente dei servizi pubblici, analisi dei flussi di mobilità, strumenti di monitoraggio ambientale. È l’ambito che più si avvicina al paradigma della smart city. Negli ultimi due anni il punteggio medio è cresciuto in modo significativo, ma le differenze territoriali rimangono evidenti: il Nord continua a mantenere un vantaggio strutturale rispetto al Mezzogiorno. Tuttavia, anche in questo caso, si registra una progressiva convergenza, segno che i progetti finanziati a livello nazionale stanno producendo effetti sistemici.


Se si osserva il quadro complessivo, emerge un dato rilevante: le città nella fascia più alta sono raddoppiate rispetto all’anno precedente, passando da otto a sedici. Questo raddoppio non è soltanto statistico, ma indica un salto di qualità collettivo. Subito sotto la fascia dei leader si collocano trenta capoluoghi con un alto livello digitale, in una zona di confine tra consolidamento e piena maturità. In questa categoria figurano realtà come Alessandria, Bari, Bolzano, Cesena, Cremona, Cuneo, Ferrara, Grosseto, Lecce, Livorno, Lodi, Mantova, Messina, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pesaro, Pescara, Pisa, Ravenna, Reggio Emilia, Taranto, Treviso, Trieste, Udine, Verona e Vicenza. Si tratta di città che hanno compiuto progressi significativi e che, con ulteriori investimenti e integrazioni organizzative, potrebbero presto raggiungere la fascia delle “full digital”.


Un gruppo ancora più ampio, composto da quarantasei capoluoghi, si colloca in una fascia intermedia, definita “in transizione”. Qui il digitale è presente ma non ancora pienamente integrato in tutti i processi. Sono città che hanno avviato percorsi di innovazione ma che mostrano ancora margini di miglioramento, spesso legati a limiti di bilancio, carenze di competenze o complessità organizzative. Infine, si riduce drasticamente il numero delle città ai livelli più bassi di digitalizzazione, che scendono a sedici. Anche questo è un segnale incoraggiante: il divario si restringe e il numero di amministrazioni realmente in ritardo si assottiglia.


Un elemento centrale dell’edizione 2025 è la riduzione delle distanze tra grandi e piccoli centri. In passato la digitalizzazione urbana era fortemente correlata alla dimensione demografica: le metropoli disponevano di strutture interne, budget e competenze che i centri minori non potevano permettersi. Oggi, grazie a piattaforme nazionali condivise e a finanziamenti mirati, anche città medio-piccole riescono a implementare servizi di livello avanzato. L’emergere di “piccole capitali dell’innovazione” come Siena, Cesena, Pisa, Grosseto, Cremona, Cuneo e Treviso dimostra che la qualità progettuale può compensare la minore scala.


Rimane tuttavia aperta la questione della sostenibilità nel tempo. I finanziamenti straordinari hanno permesso un’accelerazione, ma il mantenimento e l’aggiornamento delle infrastrutture richiederanno investimenti costanti e competenze interne consolidate. La trasformazione digitale non si esaurisce con l’acquisto di software o l’attivazione di un portale: implica formazione del personale, revisione dei processi, misurazione delle performance, capacità di ascolto dei cittadini.


ICity Rank 2025 non si limita a stilare una classifica, ma propone una lettura sistemica dell’innovazione urbana. L’aumento dei punteggi medi suggerisce che la digitalizzazione sta diventando un fattore strutturale della governance locale. Le amministrazioni non possono più considerarla un progetto accessorio: è la condizione di base per garantire trasparenza, efficienza e competitività territoriale. In un contesto europeo in cui la competizione tra città si gioca anche sulla capacità di attrarre talenti e investimenti, il livello di maturità digitale diventa un indicatore di affidabilità e modernità.


La convergenza tra Nord e Sud, pur non completa, è uno dei segnali più incoraggianti. La presenza di città meridionali nelle fasce alte e medio-alte indica che il gap storico può essere ridotto con politiche mirate e governance efficace. Allo stesso tempo, la permanenza di differenze nell’indice Città Connesse evidenzia la necessità di interventi infrastrutturali più incisivi, soprattutto sul fronte delle reti e dei sistemi intelligenti.

In prospettiva, il prossimo passo sarà trasformare la quantità di servizi digitali in qualità dell’esperienza utente. Non basta offrire moduli online: occorre progettare servizi centrati sul cittadino, interoperabili, semplici da usare, accessibili anche alle fasce meno alfabetizzate digitalmente. La vera maturità digitale si misurerà nella capacità di rendere invisibile la complessità amministrativa, lasciando emergere un’interazione fluida e intuitiva.


ICity Rank 2025 consegna dunque un’immagine dinamica dell’Italia urbana: un sistema in movimento, con punte di eccellenza distribuite su tutto il territorio e una base sempre più ampia di città che stanno recuperando terreno. Le sedici leader rappresentano l’avanguardia, ma l’intero ecosistema dei capoluoghi mostra segnali di consolidamento. Se il trend di crescita sarà accompagnato da politiche di lungo periodo, la trasformazione digitale potrà diventare non solo un indicatore di modernizzazione, ma un motore strutturale di sviluppo economico, coesione sociale e qualità della vita urbana.

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Redazione

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