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La reputazione politica locale nel 2025: perché il consenso dei sindaci racconta molto più dei numeri

La classifica 2025 dei sindaci e dei governatori più amati, emersa dal tradizionale Governance Poll realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, non è semplicemente una graduatoria di popolarità.

11 aprile 2026 13:41 84 6 minuti di lettura
La reputazione politica locale nel 2025: perché il consenso dei sindaci racconta molto più dei numeri

Trend reputazione

● in analisi

È uno specchio molto più profondo dello stato delle città italiane, del rapporto tra cittadini e istituzioni e, soprattutto, della qualità della governance locale. In un momento storico in cui la fiducia nella politica nazionale spesso vacilla, il livello comunale continua a rappresentare un punto di contatto diretto tra amministratori e comunità. Ed è proprio qui che si gioca una partita fondamentale: quella della reputazione urbana.


Il dato più evidente di questa edizione è la vittoria di Marco Fioravanti, primo cittadino di Ascoli Piceno, che raggiunge il vertice della classifica con un consenso del 70%. Non si tratta solo di un risultato numerico, ma di un segnale forte: la capacità di mantenere un rapporto solido con i cittadini, nel tempo, diventa il vero indicatore di successo amministrativo. Fioravanti non è una sorpresa assoluta, ma rappresenta una conferma di come una leadership locale coerente, riconoscibile e radicata possa costruire un capitale reputazionale duraturo.


Subito dietro troviamo Michele Guerra, già vincitore nel 2024, che pur aumentando il proprio consenso scivola al secondo posto. Questo elemento è interessante perché dimostra quanto sia dinamico il sistema reputazionale: non basta migliorare, bisogna migliorare più degli altri. La reputazione non è statica, è una competizione continua. A completare il podio c’è un equilibrio tra continuità e novità, con Vito Leccese, al suo debutto, e figure già consolidate come Gaetano Manfredi, che continuano a presidiare le posizioni alte.


Questi dati raccontano una verità importante: la reputazione politica locale non è più legata esclusivamente all’appartenenza politica. Nei comuni, molto più che a livello nazionale, le dinamiche ideologiche tendono a sfumare. I cittadini giudicano l’efficacia concreta dell’azione amministrativa, la qualità dei servizi, la capacità di risolvere problemi quotidiani. In questo senso, il sindaco diventa una figura quasi “manageriale”, valutata per risultati e non per appartenenza.


Ma il Governance Poll offre anche una lettura meno rassicurante, soprattutto guardando la parte bassa della classifica. Le difficoltà strutturali di molte città del Sud emergono con forza, dove il consenso tende a essere più fragile. L’ultimo posto occupato da Roberto Lagalla, insieme ad altre posizioni critiche, evidenzia come i problemi finanziari, amministrativi e sociali si riflettano direttamente sulla percezione dei cittadini. Qui entra in gioco un concetto fondamentale: la reputazione urbana non è solo comunicazione, è il risultato di condizioni reali. La forbice tra Nord e Sud, infatti, si allarga anche in termini di percezione. Nelle prime posizioni prevalgono amministrazioni settentrionali, mentre nelle ultime si concentrano molte realtà meridionali. Questo non significa che al Sud manchino competenze o capacità, ma evidenzia un contesto più complesso, dove la pressione sui servizi pubblici, la fragilità economica e le difficoltà di bilancio rendono più difficile ottenere consenso.


Un altro elemento centrale è il fatto che il Governance Poll non misura intenzioni di voto in senso classico. Non ci sono candidati alternativi, non c’è una campagna elettorale in corso. La domanda è diretta: rivoterebbe questo sindaco? È una misura di fiducia pura, quasi personale. Ed è proprio questa semplicità a rendere il dato estremamente potente. Il consenso diventa una sintesi della relazione tra amministratore e cittadino. Eppure, nonostante le criticità, il quadro generale mostra una certa vitalità. L’85,5% dei sindaci supera il 50% di gradimento, un dato in crescita rispetto all’anno precedente. Questo indica che, a livello locale, la politica riesce ancora a mantenere un legame con le persone. È un segnale importante, soprattutto se confrontato con il clima spesso più distaccato della politica nazionale. Se ci spostiamo sul piano regionale, il quadro presenta alcune conferme e alcune novità. Massimiliano Fedriga mantiene il primo posto, seguito da Luca Zaia. Anche qui emerge una forte stabilità del consenso nelle regioni del Nord, dove le amministrazioni sembrano riuscire a costruire nel tempo un rapporto di fiducia consolidato. Ma subito sotto si aprono scenari più dinamici, con figure come Eugenio Giani in forte crescita.


La dimensione regionale, però, è più complessa rispetto a quella comunale. Qui entrano in gioco fattori politici più ampi, il peso dei partiti, le dinamiche elettorali. Il consenso non è solo personale, ma anche strutturale. Eppure, anche in questo caso, la reputazione resta un elemento centrale. I cittadini premiano chi riesce a comunicare efficacia, stabilità e visione. Un aspetto particolarmente interessante riguarda il contesto economico e finanziario. Le amministrazioni locali si trovano sempre più spesso a operare in condizioni di pressione crescente. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della domanda di welfare, i vincoli di bilancio: tutti elementi che incidono direttamente sulla capacità di mantenere consenso. La reputazione, in questo senso, diventa fragile. Non basta fare bene, bisogna riuscire a far percepire il proprio operato in un contesto difficile. Ed è qui che entra in gioco un concetto che per te è centrale: la reputazione urbana come sistema misurabile. Il Governance Poll è, di fatto, una forma di “City Reputation Index” applicata alla politica. Ma è limitato a una dimensione: il consenso. Se si integrassero altri fattori — qualità dei servizi, sicurezza, ambiente, economia locale — si potrebbe costruire un modello molto più completo. Ed è proprio questa la direzione futura.


Le città, oggi, non competono solo su infrastrutture o investimenti, ma su percezione. Una città con una reputazione forte attrae turismo, investimenti, talenti. Una città con una reputazione debole rischia di perdere tutto questo, anche se ha potenzialità reali. Lo stesso vale per i sindaci: la loro immagine incide direttamente sul valore percepito della città. Un caso emblematico è quello delle grandi città. A Milano, Beppe Sala recupera posizioni, segno che la percezione può cambiare rapidamente. A Roma, invece, Roberto Gualtieri resta in fondo alla classifica, pur migliorando leggermente. Questo dimostra che nelle metropoli il consenso è più volatile, più esposto a fattori esterni, più difficile da gestire. La reputazione, quindi, non è solo un risultato, ma un processo. È costruzione quotidiana, fatta di decisioni, comunicazione, gestione delle crisi. E soprattutto, è un equilibrio tra realtà e percezione. Una città può migliorare, ma se i cittadini non percepiscono il cambiamento, la reputazione non cresce. In questo scenario, emerge un’opportunità enorme: trasformare la reputazione in un sistema strutturato. Non più solo sondaggi annuali, ma monitoraggi continui. Non più percezioni isolate, ma indicatori integrati. Un modello capace di aiutare amministrazioni e cittadini a comprendere davvero lo stato di una città. Il Governance Poll 2025, quindi, non è solo una classifica. È un punto di partenza. Racconta un’Italia divisa, ma anche dinamica. Un’Italia in cui la politica locale continua a essere centrale. Un’Italia in cui la reputazione, sempre più, diventa un asset strategico. E forse la domanda più importante non è chi è il sindaco più amato. Ma perché lo è. Perché in quella risposta si nasconde la chiave del futuro delle città.

Autore

Cristian Nardi

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.