In una società democratica, la reputazione non è un bene esclusivo delle persone fisiche

In una società democratica, la reputazione non è un bene esclusivo delle persone fisiche.

17 settembre 2025 08:29 413
In una società democratica, la reputazione non è un bene esclusivo delle persone fisiche
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ROMA

Flaminio

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9 minuti di lettura

In una società democratica, la reputazione non è un bene esclusivo delle persone fisiche. Anche le istituzioni, e in particolare gli enti locali che rappresentano il primo e più immediato contatto tra il cittadino e lo Stato, fondano la loro efficacia e la loro stessa legittimità sulla fiducia, sulla credibilità e sull'immagine di integrità che proiettano sulla collettività che amministrano. Ma cosa accade quando questa immagine viene deliberatamente attaccata e offuscata da accuse false e denigratorie? Può un Comune, in quanto entità giuridica, sentirsi leso nel proprio onore e agire in sede penale, presentando una querela per diffamazione?


La questione, apparentemente tecnica, tocca in realtà i nervi scoperti del delicato equilibrio tra due principi fondamentali dell'ordinamento giuridico: da un lato, la tutela dell'onore e della reputazione, estesa anche alle persone giuridiche; dall'altro, il sacrosanto diritto alla libera manifestazione del pensiero e, in particolare, al diritto di critica politica, pilastro di ogni sistema democratico. L'analisi del quesito posto da un Comune del Friuli Venezia Giulia – relativo alla possibilità di querelare gli autori di un volantino che accusava falsamente il Sindaco di essersi aumentato l'indennità – offre l'opportunità di sviscerare in modo approfondito questo complesso scenario giuridico.


Il Reato di Diffamazione e la sua Applicabilità alle Persone Giuridiche

Per comprendere appieno la problematica, è necessario partire dalla norma cardine, l'articolo 595 del Codice Penale, che definisce il reato di diffamazione: "Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito...". Gli elementi costitutivi del reato sono chiari: un'offesa alla reputazione, la comunicazione a più persone e l'assenza della persona offesa. Il fulcro del problema, quando si parla di un ente, risiede nel concetto stesso di "altrui reputazione". Può un'entità astratta come un Comune possedere una reputazione suscettibile di essere lesa?

Storicamente, il dibattito giuridico ha mostrato scetticismo, legando i delitti contro l'onore a una dimensione prettamente umana e personale. Tuttavia, l'evoluzione della società e del diritto ha portato la giurisprudenza, in particolare quella della Corte di Cassazione, a un approdo consolidato e affermativo. Si è riconosciuto che anche le persone giuridiche, le associazioni e gli enti di fatto sono titolari di un bene giuridico assimilabile all'onore e alla reputazione. Non si tratta, ovviamente, della reputazione intesa come sentimento soggettivo della propria dignità, ma di una dimensione oggettiva: la stima, la fiducia e la considerazione di cui l'ente gode nel contesto sociale e tra il pubblico con cui interagisce.


Come affermato in diverse sentenze (tra cui Cass. pen., sez. V, 16 giugno 2011, n. 37383 e Cass. pen., sez. V, 7 ottobre 1998, n. 12744), la capacità di essere soggetti passivi del reato di diffamazione non può essere esclusa per "corpi amministrativi o giudiziari". La reputazione di un Comune si manifesta concretamente nella percezione che i cittadini hanno della sua imparzialità, della sua correttezza, della sua efficienza e della sua trasparenza. Danneggiare questa reputazione significa minare la fiducia dei cittadini nell'istituzione, con conseguenze potenzialmente gravi sulla coesione sociale e sul corretto funzionamento della vita amministrativa.


La Condizione Cruciale: il "Carattere Diffusivo" dell'Offesa

Il riconoscimento della legittimità di un ente a querelare non è, tuttavia, incondizionato. La giurisprudenza ha posto un paletto fondamentale e rigoroso: l'offesa, pur potendo partire da un'accusa rivolta a una specifica persona fisica che opera all'interno dell'ente (come un Sindaco, un assessore o un dirigente), deve possedere un "carattere diffusivo". In altre parole, l'attacco non deve esaurirsi nella sfera personale dell'individuo, ma deve tracimare, estendersi e colpire direttamente l'istituzione nel suo complesso.

La Cassazione (in particolare con la sentenza n. 4982 del 30 gennaio 1998) ha chiarito che "l'individuazione del destinatario dell'offesa in una determinata persona fisica (...) non preclude la configurabilità del reato per una concorrente aggressione all'onore sociale dell'ente al quale quella persona appartiene". Per stabilire se si sia verificata questa "concorrente aggressione", il giudice deve analizzare una serie di elementi oggettivi che la stessa giurisprudenza ha contribuito a delineare:


  1. La natura e la portata dell'aggressione: Un conto è accusare un singolo amministratore di un illecito specifico e circoscritto. Altro conto è utilizzare quell'episodio, vero o presunto, per suggerire un modus operandi generalizzato, una prassi di malaffare, un sistema di gestione opaco o clientelare che caratterizzerebbe l'intera macchina comunale.


  2. Le espressioni usate e la forma impersonale: Il linguaggio è un indicatore decisivo. L'uso del plurale ("in quel Comune fanno i loro comodi"), di termini impersonali ("l'amministrazione nasconde", "la gestione è vergognosa") o di frasi che collegano in modo inequivocabile l'azione del singolo all'ente ("il Sindaco, espressione di un sistema corrotto...") sposta il baricentro dell'offesa dall'individuo all'istituzione.


  3. Il contesto complessivo: Il singolo volantino o articolo deve essere letto nel suo insieme. Spesso, il carattere diffusivo emerge non da una singola frase, ma dal tenore generale della comunicazione, che mira a instillare nel lettore il sospetto che il caso specifico sia solo la punta di un iceberg di malgoverno.

Nel caso di specie, il Comune deve quindi porsi una domanda fondamentale: il volantino, pur nominando il Sindaco, lascia intendere che l'aumento dell'indennità (presentato come un fatto illecito e non come un adeguamento di legge) sia sintomo di una generale avidità e di un disprezzo delle regole da parte di tutta l'amministrazione? Insinua che la Giunta o gli uffici siano complici o partecipi di questa logica? Se la risposta è affermativa, allora la strada per una querela a nome dell'ente è giuridicamente percorribile.


Il Diritto di Critica Politica: L'Invalicabile Scudo della Democrazia?

Anche di fronte a un'offesa che appaia chiaramente lesiva e diffusiva, l'ente locale deve fare i conti con un ostacolo formidabile: l'esimente del diritto di critica, sancita dall'articolo 51 del Codice Penale ("L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere esclude la punibilità"). Nel contesto del dibattito politico, questo diritto assume una portata particolarmente ampia, come baluardo della libertà di espressione garantita dall'articolo 21 della Costituzione.

La giurisprudenza è costante nell'affermare che la critica politica, per sua natura, non può essere asettica. È un giudizio di valore, un'interpretazione soggettiva di fatti e comportamenti, e può legittimamente utilizzare toni aspri, polemici, iperbolici e sferzanti. Come sottolinea la Cassazione (sentenza n. 6416 del 16 novembre 2004), la critica è "attività speculativa e congetturale" e non può pretendersi che sia una "fedele riproposizione" dei fatti, altrimenti sarebbe cronaca.

Tuttavia, questo diritto non è illimitato. Per essere legittima e scriminante, la critica deve rispettare tre confini invalicabili:


  1. La Pertinenza o Interesse Pubblico: L'argomento trattato deve essere di interesse per la collettività. L'indennità di un Sindaco, essendo pagata con fondi pubblici, rientra senza alcun dubbio in questa categoria. Questo limite, nel caso in esame, è pienamente rispettato.


  2. La Verità del Fatto: Sebbene la critica sia un'opinione, essa deve comunque fondarsi su un nucleo di verità fattuale. Non si può criticare un amministratore sulla base di un fatto storico completamente inventato o palesemente falso. Nel caso del volantino, questo è il punto più debole per chi lo ha diffuso. Se l'indennità del Sindaco è, come afferma il Comune, semplicemente quella "prevista dalla legge", allora l'accusa di "essersi aumentato l'indennità" travalica la critica e si trasforma in una falsa attribuzione di un fatto, rendendo l'esimente del diritto di critica molto più difficile da invocare.


  3. La Continenza: È il limite più delicato. La critica, per quanto aspra, non deve mai trascendere in attacchi personali gratuiti, volti unicamente a umiliare e a offendere la dignità della persona. Non deve risolversi nell'insulto fine a se stesso (ad esempio, passando dalla critica all'operato politico all'offesa sulla sfera privata o sulla moralità personale dell'avversario).L'ente, nella sua valutazione, deve quindi soppesare se il tono del volantino, al di là della falsità dell'accusa principale, si mantenga nei limiti di un dissenso politico, seppur aspro, o se degradi in un attacco personale e denigratorio che, per il suo carattere diffusivo, si ripercuote sull'intera istituzione.


Profili Operativi e Considerazioni Strategiche

Alla luce di questo complesso quadro giuridico, quali sono i passi concreti che l'amministrazione comunale deve compiere? La decisione di presentare una "denuncia querela" per diffamazione, da deliberarsi in Giunta, deve essere il frutto di un'attenta e ponderata "autonoma valutazione", come suggerisce correttamente il parere del Servizio regionale.

Innanzitutto, è necessaria un'analisi giuridica approfondita del testo del volantino, volta a verificare la sussistenza di tutti gli elementi discussi: l'offesa alla reputazione dell'ente (e non solo del Sindaco), il carattere diffusivo dell'accusa e la probabile infondatezza dell'esimente del diritto di critica, data la falsità del fatto storico posto a fondamento dell'attacco.


In secondo luogo, il parere solleva un'importante questione di natura procedurale e contabile. La presentazione di una querela è un atto di parte che non richiede necessariamente l'assistenza di un legale. Il Sindaco, in qualità di legale rappresentante dell'ente, potrebbe depositare l'atto di querela presso la Procura della Repubblica o un organo di polizia giudiziaria, superando così l'eventuale ostacolo di dover deliberare immediatamente l'affidamento di un incarico legale, con i relativi impegni di spesa. Naturalmente, per la successiva fase di costituzione di parte civile nel processo penale, l'assistenza di un avvocato diventerebbe indispensabile.

Infine, la decisione non può essere solo giuridica, ma anche politica e strategica. L'amministrazione deve chiedersi quale sia l'obiettivo finale. Se lo scopo è ristabilire la verità e tutelare la credibilità dell'istituzione, un'azione legale può essere uno strumento efficace. Tuttavia, si deve anche considerare il rischio di amplificare la portata della notizia (il cosiddetto "effetto Streisand") o di apparire come un'istituzione che tenta di silenziare il dissenso. A volte, una comunicazione pubblica chiara, dettagliata e documentata, che smentisca punto per punto le accuse false, può essere altrettanto, se non più, efficace di un'azione giudiziaria.


Conclusioni

In definitiva, la risposta al quesito è affermativa: un ente locale ha la facoltà giuridica di presentare querela per diffamazione. Questa facoltà, tuttavia, non è un'arma da usare con leggerezza. È uno strumento di tutela da attivare solo quando l'offesa travalica la critica politica e colpisce al cuore la reputazione dell'istituzione nel suo complesso, minando la fiducia dei cittadini.

Il percorso è stretto e richiede una rigorosa dimostrazione del carattere diffusivo dell'offesa e della sua capacità di ledere l'onore sociale dell'ente. La decisione finale spetta agli amministratori, che dovranno agire con la prudenza del giurista e la saggezza del politico, bilanciando la sacrosanta difesa della dignità istituzionale con il rispetto per la fondamentale libertà di espressione, anche quando questa si manifesta nelle forme aspre e talvolta ingiuste del dibattito politico.

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Redazione

Autore dell'articolo

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