Bando per finanziamenti cna cinema e audiovisivo Roma, Marche, Emilia, Abruzzo: come funziona
CNA Cinema e Audiovisivo e il tentativo di fare sistema: contesto, ruolo, limiti strutturali
La costituzione ufficiale di CNA Cinema e Audiovisivo, avvenuta il 3 maggio 2017 presso la Casa del Cinema, rappresenta uno dei tentativi più organici messi in campo negli ultimi anni per dare una struttura stabile a un settore tradizionalmente frammentato come quello cinematografico e audiovisivo italiano. L’obiettivo dichiarato era – ed è tuttora – quello di superare la logica delle singole filiere isolate, favorendo una visione industriale condivisa, capace di integrare produzione, post-produzione, distribuzione, esercizio, innovazione e circuito festivaliero.
Tuttavia, parlare di “fare sistema” nel cinema italiano significa confrontarsi immediatamente con una serie di criticità strutturali, che non dipendono dalla volontà dei singoli operatori, ma da un contesto normativo, economico e culturale complesso. La presenza di figure istituzionali, imprenditoriali e associative di primo piano – così come l’annuncio dei decreti attuativi della legge cinema da parte del MiBACT – ha segnato un momento di forte aspettativa. Ma l’aspettativa, nel settore audiovisivo, si scontra spesso con la realtà dei processi.
Il primo nodo critico riguarda la distanza tra progettualità creativa e accesso agli strumenti di finanziamento. I bandi pubblici, nazionali ed europei, rappresentano oggi una leva quasi imprescindibile per lo sviluppo dei progetti, ma allo stesso tempo costituiscono una barriera significativa per molte imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni. CNA Cinema e Audiovisivo nasce anche per colmare questo divario, offrendo rappresentanza, accompagnamento e informazione. Tuttavia, la complessità dei bandi resta uno degli elementi più penalizzanti per chi opera fuori dai grandi centri produttivi.
Un’altra criticità è la asimmetria informativa. Non tutti gli operatori hanno accesso alle stesse informazioni, agli stessi canali, agli stessi consulenti. Questo crea un sistema in cui la qualità del progetto non è sempre il fattore determinante, ma lo è la capacità di orientarsi tra regolamenti, scadenze, requisiti formali e linguaggi amministrativi spesso lontani dalla cultura del cinema.
Come si partecipa realmente ai bandi: requisiti, passaggi, ostacoli concreti
Partecipare a un bando cinematografico non significa semplicemente “presentare un progetto”. Significa entrare in un percorso procedurale articolato, che richiede competenze specifiche, tempo, risorse e una struttura minima già esistente.
Il primo requisito fondamentale è la forma giuridica. I bandi pubblici e comunitari sono generalmente accessibili solo a società di produzione costituite, con requisiti di indipendenza, attività documentata e regolarità amministrativa. Questo esclude di fatto una parte significativa di autori e creativi che operano in modo informale o in fase embrionale.
Il secondo passaggio riguarda la titolarità dei diritti. Per partecipare a un bando, il produttore deve dimostrare di detenere o avere opzionato i diritti sull’opera. Questo implica contratti, accordi, documentazione legale, spesso sottovalutata nella fase iniziale dei progetti.
Un altro nodo critico è la lingua e il formato. I bandi europei, come quelli del programma MEDIA, richiedono materiali in inglese, strutturati secondo standard precisi: logline, sinossi, trattamento, note di regia, note di produzione, piano finanziario, strategia di distribuzione. Non si tratta solo di tradurre un’idea, ma di ripensarla in una chiave internazionale, coerente con le politiche culturali europee.
La fase di candidatura è poi segnata da una forte rigidità formale. Errori minimi – una firma mancante, un allegato non conforme, un documento caricato nel formato sbagliato – possono determinare l’esclusione automatica del progetto, indipendentemente dal suo valore artistico. Questo è uno degli aspetti più critici del sistema: la selezione avviene prima sulla correttezza amministrativa, poi sulla qualità.
CNA Cinema e Audiovisivo, insieme ad altri soggetti di rappresentanza, cerca di intervenire proprio su questo piano, offrendo momenti formativi, webinar, accompagnamento. Ma resta il fatto che la partecipazione ai bandi richiede una professionalizzazione che va oltre la creatività. Il produttore oggi deve essere anche project manager, amministratore, stratega.
Infine, va considerato il tema dei tempi. I bandi non offrono risposte immediate. Tra presentazione, valutazione, graduatorie, eventuali ricorsi e avvio delle attività, possono trascorrere mesi, se non anni. Questo rende difficile la sostenibilità economica delle imprese più piccole, che spesso anticipano costi senza garanzia di ritorno.
Cosa prevedono davvero i bandi e quale prospettiva aprono per il settore
I bandi cinematografici e audiovisivi, contrariamente a quanto spesso si crede, non finanziano il cinema in quanto tale, ma specifiche fasi del processo: sviluppo, produzione, distribuzione, promozione, innovazione. Comprendere questa distinzione è fondamentale per evitare aspettative errate.
I bandi di sviluppo, ad esempio, non servono a “fare il film”, ma a renderlo realizzabile: scrittura, riscrittura, ricerca, packaging, studio del pubblico, strategia internazionale. I bandi di produzione coprono solo una parte del budget e richiedono quasi sempre un cofinanziamento. I bandi per la distribuzione e l’esercizio puntano a rafforzare la circolazione delle opere, non a garantire il successo commerciale.
Un altro aspetto cruciale è che i bandi premiano sempre più la capacità progettuale complessiva, non il singolo progetto isolato. Viene valutata la solidità della società, la sua visione nel medio-lungo periodo, la coerenza tra opere precedenti e nuove proposte. Questo favorisce chi riesce a costruire una continuità, ma penalizza chi entra per la prima volta nel sistema.
ruolo di strutture come CNA Cinema e Audiovisivo diventa quindi strategico non tanto come “sportello bandi”, ma come luogo di mediazione tra imprese, istituzioni e politiche culturali. L’obiettivo non è semplificare artificialmente un sistema complesso, ma renderlo più leggibile e accessibile, soprattutto per i territori e per le realtà meno centrali. In conclusione, partecipare ai bandi oggi significa accettare una sfida che è insieme creativa, amministrativa e culturale. Significa comprendere che il cinema non è più solo un atto artistico, ma un processo strutturato, inserito in politiche pubbliche, strategie industriali e dinamiche internazionali. CNA Cinema e Audiovisivo nasce dentro questa consapevolezza. Il suo valore non sta nella promessa di soluzioni facili, ma nella costruzione lenta di un linguaggio comune tra chi fa cinema e chi ne definisce le regole.
Domande frequenti
Chi può partecipare ai bandi cinema e audiovisivo?
Serve una società già attiva o basta un’idea?
Che tipo di progetti sono ammessi?
È necessario avere già un budget completo?
Serve una coproduzione internazionale?
In che lingua vanno presentati i progetti?
Quali sono gli errori più comuni che portano all’esclusione?
Quanto tempo serve per preparare una candidatura?
I bandi coprono tutto il costo del progetto?
Redazione
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Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.