Genova conclude il corso di perfezionamento in progettazione della Smart City
Un momento di incontro vero, nato dall’intreccio tra il Dipartimento di Economia dell’Università di Genova e l’Associazione Genova Smart City.
Genova
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Trend reputazione
● in analisiA salire sul palco sono stati gli studenti, con i loro progetti finali: idee concrete per ripensare la governance e l’innovazione urbana, lontane dalle slide astratte e vicine ai bisogni di chi la città la vive ogni giorno.
Il corso, con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti PPC di Genova, ha messo insieme persone molto diverse tra loro: studenti universitari, professionisti, tecnici della Pubblica Amministrazione. Un gruppo volutamente eterogeneo, perché la smart city non è solo sensori e algoritmi. È soprattutto un cambio di passo sociale ed economico, e per capirlo servono punti di vista che si parlano.
«Oggi vediamo cosa succede quando si investe davvero sulla formazione per la città», ha commentato l’assessora all’Urbanistica, Verde Urbano, Smart City e Città dei 15 minuti. «Sono fiera di questo incrocio di esperienze: sono uscite proposte fresche, sguardi nuovi. Ora la sfida è cucire insieme queste idee e il lavoro dell’Amministrazione. Dobbiamo tradurre i progetti in azioni che tocchino la vita quotidiana dei genovesi. È così che si porta innovazione vera dentro al Comune: provando, sbagliando insieme, formandoci ad alto livello. Con un obiettivo che non cambia mai, una smart city pensata prima di tutto per le persone».
Le tre proposte nate dal corso
I partecipanti hanno lavorato su altrettanti nodi concreti della vita in città:
“Genova per noi”: la città a portata di click
Una mappa interattiva che raccoglie in un unico posto tutte le informazioni sui servizi di quartiere. Scuole, sicurezza, sport, trasporti: oggi sono disperse su mille siti diversi. La novità è nella sezione dedicata ai Patti di Collaborazione. Qui il cittadino smette di essere solo fruitore e diventa parte attiva: può segnalare, proporre, prendersi cura di un pezzo di bene comune.“Urban Flow”: gestire il turismo con intelligenza
Il focus è su Via San Lorenzo e il Sestiere del Molo, dove l’overtourism si sente. Il progetto usa open data e arredi urbani che si adattano ai flussi per alleggerire la pressione nei momenti critici. L’idea è semplice: più comfort e sicurezza per tutti, con un equilibrio migliore tra chi a Genova ci vive e chi la visita.“Giardini RIGENERAnTI”: lo spazio pubblico come ecosistema
Più che ristrutturare edifici, l’obiettivo è ridare vita ad aree oggi poco usate. Il modello mette insieme pubblico, privato e terzo settore per creare luoghi dove natura, arte e lavoro convivono. Pensati a moduli, replicabili in diversi quartieri, trasformano il verde urbano in un presidio di welfare e in un’occasione concreta per giovani creativi.
In sintesi: meno teoria, più sperimentazione condivisa. E soprattutto persone che si incontrano per cambiare un pezzo di città alla volta.
Cristian Nardi
Autore dell'articolo
Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.