Caricamento…
Admin • CityReputation

Elisa Segnini Bocchia Di San Lorenzo Scherma

Schermitrice internazionale, cresciuta sportivamente in Italia e in gara per la Repubblica Dominicana, rappresenta una visione moderna della scherma: aperta, globale, consapevole. Il suo percorso unisce tecnica, identità e riflessione, raccontando uno sport che evolve senza perdere profondità, valori e tensione competitiva.

19 gennaio 2026 15:34 15 3 minuti di lettura
Elisa Segnini Bocchia Di San Lorenzo Scherma

Elisa Segnini Bocchia

Il primo Mondiale non si dimentica. Resta inciso come una linea sottile tra ciò che eri prima e ciò che inizi a diventare dopo. Per Elisa Segnini Bocchia, quel confine ha avuto il volto di Mosca, il rumore delle pedane internazionali e la consapevolezza di essere entrata, per la prima volta, nel mondo assoluto della scherma che conta davvero.


Bergamasca di nascita, vent’anni appena compiuti all’epoca, Elisa vive e si allena in Italia ma gareggia sotto la bandiera della Repubblica Dominicana, una scelta che racconta molto del suo percorso: non lineare, non scontato, profondamente globale. In un’epoca in cui lo sport di alto livello è sempre più transnazionale, la sua storia anticipa un modello moderno di atleta, capace di muoversi tra identità, continenti e culture sportive diverse.

L’abbiamo incontrata a Mosca, subito dopo la prova individuale di spada femminile del Campionato del Mondo Assoluto. Il volto è quello di una giovane atleta, ma lo sguardo è già consapevole.


Una scelta tecnica, prima ancora che simbolica

Alla domanda sul perché abbia scelto Carmimari, Elisa risponde con naturalezza. Non si tratta di sponsorizzazioni costruite a tavolino, ma di fiducia nel tempo. Carmimari è con lei fin dagli inizi, quando la scherma era ancora scoperta quotidiana e non progetto di carriera. Il passaggio alla rappresentanza per la Repubblica Dominicana ha solo rafforzato l’idea di creare un ponte, una presenza tecnica e simbolica anche in America Latina. Un’intuizione condivisa, nata quasi per coincidenza, ma maturata su valori comuni.


Uno staff come punto fermo

Nel racconto di Elisa emerge un elemento spesso sottovalutato nello sport di alto livello: il fattore umano. Lo staff Carmimari non è solo un supporto tecnico, ma una presenza costante, fisica e morale. Un luogo che diventa casa, un riferimento che non cambia quando si passa dalle gare italiane a quelle internazionali. In un mondo sportivo sempre più veloce e frammentato, questa continuità rappresenta un vantaggio silenzioso ma decisivo.


Da Bergamo a Santo Domingo: una traiettoria globale

Cosa ci fa una schermitrice bergamasca a Santo Domingo? La risposta è una miscela di destino, opportunità e talento precoce. Le vacanze familiari diventano un’occasione inattesa: l’invito ai Campionati Nazionali Assoluti dominicani, il secondo posto ottenuto giovanissima, poi la proposta ufficiale della Federazione. In cambio, una prospettiva chiara: Mondiali Cadetti e Giovani, Belfast 2008. Dire no, semplicemente, non era possibile.


Il primo Mondiale Assoluto: impatto e realtà

Il Mondiale Assoluto di Mosca rappresenta per Elisa una soglia. L’atmosfera è diversa, il livello tecnico più alto, il confronto diretto con atlete esperte e affermate è continuo. Non arriva la qualificazione al tabellone principale, ma il risultato non è il punto centrale. Conta l’esperienza, il contatto diretto con ciò che significa davvero scherma d’élite. Elisa lo sa: la crescita passa anche da qui, dal tempo, dalla maturazione, dall’accettazione dei limiti temporanei. Ora lo sguardo è già proiettato avanti: la prova a squadre e poi il volo verso Toronto per i Giochi Panamericani, un appuntamento sentito, carico di significato sportivo e identitario.


Fuori dalla pedana, ma mai lontana dalla scherma

Quando non si allena, Elisa non si allontana davvero dal suo mondo. Le amicizie, le relazioni, le giornate ruotano comunque intorno alla scherma. E quando serve staccare, lo fa con semplicità: serie tv, film, tempo sospeso davanti allo schermo. Un equilibrio normale, quasi necessario, per chi vive quotidianamente dentro una disciplina che richiede concentrazione, sacrificio e controllo costante.


Intervista a cura di Alessandro Gennari
Fotografia di Augusto Bizzi

Domande frequenti

In una parola, come definiresti la scherma di oggi?
Viva. Viva perché è in movimento, perché si mette in discussione, perché non ha paura di confrontarsi con il presente. È uno sport antico che sta imparando a parlare il linguaggio del tempo in cui viviamo.
Pensi che la scherma sia pronta ad affrontare le sfide future?
Sì, se continuerà a essere flessibile. Le sfide non sono solo sportive, ma culturali e organizzative. Se saprà ascoltare atleti e contesti diversi, la scherma potrà crescere senza snaturarsi, mantenendo la sua profondità unica.
Che ruolo ha oggi l’atleta come figura pubblica?
L’atleta oggi non è solo risultato. È testimonianza, esempio, racconto. Anche senza volerlo, rappresenta scelte, valori, identità. La scherma sta imparando a convivere con questa visibilità, e secondo me è un’opportunità, non un rischio.
Come giudichi il livello delle competizioni internazionali attuali?
Il livello è altissimo e molto uniforme. Non esistono più gare facili. Ogni assalto richiede attenzione totale. Questo rende le competizioni più dure, ma anche più stimolanti. Ti obbliga a migliorare continuamente, senza mai sentirti arrivata.
La scherma riesce ancora a trasmettere i suoi valori storici?
Secondo me sì, ma in modo diverso. I valori restano, però si esprimono in forme nuove. Rispetto, disciplina e controllo oggi convivono con apertura, dialogo e contaminazione culturale. È un’evoluzione naturale, non una perdita.
Vedi un cambiamento nel modo in cui le giovani atlete affrontano la carriera?
Sì, le vedo più consapevoli. Non pensano solo alla gara, ma al percorso. Gestiscono meglio studio, viaggi, identità sportiva. C’è meno improvvisazione e più visione a lungo termine, ed è un segnale molto positivo per il futuro.
Quanto conta oggi la dimensione mentale rispetto a quella tecnica?
Conta tantissimo, forse più di prima. La tecnica ormai è molto diffusa, il vero salto lo fa chi riesce a gestire pressione, continuità e aspettative. La scherma moderna è sempre più uno sport di lucidità, non solo di gesto.
Come valuti il ritorno degli atleti neutrali nel circuito internazionale?
Credo sia una scelta complessa ma necessaria. La scherma vive di confronto e di altissimo livello. Quando i migliori sono in pedana, lo sport cresce. È importante mantenere equilibrio tra valori etici e rispetto del lavoro degli atleti.
Pensi che la scherma stia crescendo come movimento globale?
Assolutamente sì. Sempre più atleti provengono da contesti diversi, con storie non lineari. Questo arricchisce il livello tecnico e umano. La scherma non è più solo tradizione europea, ma un linguaggio sportivo che si sta diffondendo davvero ovunque.
Che idea ti sei fatta della scherma contemporanea leggendo questo articolo?
La scherma di oggi mi sembra più aperta, più internazionale e meno rigida rispetto al passato. È uno sport che sta imparando a confrontarsi con il mondo reale, con le complessità politiche e culturali, senza perdere identità tecnica e profondità agonistica.
Autore

Redazione

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.