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Dove nasce davvero il futuro della moda: confronto tra innovazione, manifattura e Made in Italy

Gabriella Chiarappa racconta il SAMAB 2026: tecnologie emergenti, manifattura d’eccellenza e nuove strategie per rafforzare la competitività della filiera moda italiana nel mercato globale.

31 maggio 2026 10:27 11 3 minuti di lettura
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Quando pensiamo alla moda immaginiamo passerelle, sfilate e creatività. Raramente ci soffermiamo su ciò che accade prima. Eppure è proprio lì che si costruisce il futuro del Made in Italy.

Partecipando al Congresso Internazionale SAMAB 2026, ospitato nelle sale di Palazzo Giureconsulti a Milano, ho avuto la conferma che il cuore pulsante della moda non risiede soltanto nelle collezioni che vediamo sfilare, ma anche nelle aziende, nei processi produttivi e nella capacità di innovare senza perdere quel patrimonio di competenze che rende unica la manifattura italiana.

Nel corso della giornata imprenditori, istituzioni ed esperti del settore si sono confrontati su una delle questioni più rilevanti per il comparto: come può il sistema moda italiano continuare a essere competitivo in uno scenario sempre più globale, digitale e in continua evoluzione?

Dagli interventi è emersa una consapevolezza chiara. Il sistema moda italiano continua a rappresentare una delle eccellenze produttive più importanti d'Europa. Un comparto che genera oltre 87 miliardi di euro di fatturato e che coinvolge migliaia di imprese e centinaia di migliaia di professionisti. Numeri che raccontano non soltanto la forza economica del settore, ma anche il valore di una filiera che continua a creare occupazione, competenze e innovazione.

Tra i protagonisti della giornata Alfonso Dolce, Presidente di Dolce&Gabbana, Carlo Capasa, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Luca Sburlati, Presidente di Confindustria Moda, insieme a numerosi rappresentanti del mondo imprenditoriale e istituzionale che hanno condiviso analisi e visioni sul futuro del comparto.

Il tema centrale del congresso è stato quello dell'innovazione. Non come alternativa alla tradizione, ma come strumento capace di rafforzarla. Intelligenza artificiale, automazione, Big Data, Internet of Things e digitalizzazione dei processi stanno già trasformando il modo di produrre moda, consentendo alle imprese di essere più efficienti, sostenibili e competitive.

Particolarmente interessante è stata la riflessione sul rapporto tra tecnologia e cultura d'impresa. Per molte aziende, soprattutto piccole e medie realtà, la vera sfida non consiste soltanto nell'adottare nuovi strumenti, ma nel maturare una visione capace di considerare l'innovazione come un investimento strategico e non come un semplice costo.

La sensazione che porto con me al termine di questa esperienza è che dietro ogni collezione, ogni marchio e ogni eccellenza del Made in Italy esista una filiera straordinaria fatta di persone, ricerca, competenze e visione. Una filiera che oggi è chiamata a trovare un equilibrio sempre più delicato tra tradizione e innovazione.

Perché la vera sfida della moda italiana non è scegliere tra passato e futuro. È riuscire a farli dialogare. Custodire quel saper fare che il mondo ci invidia e, allo stesso tempo, avere il coraggio di evolverlo per affrontare le sfide di domani.

Gabriella Chiarappa

Autore

Cristian Nardi

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.