Analisi strategica, lettura sistemica e implicazioni per imprese, mercati e territori
La classifica dei top manager italiani per reputazione restituisce una fotografia nitida di come il potere manageriale venga oggi valutato non solo in base ai risultati economici, ma anche alla capacità di costruire fiducia, stabilità e visione nel tempo. In testa troviamo Carlo Messina, alla guida di Intesa Sanpaolo, che con un punteggio superiore a 80 si conferma come la figura manageriale più solida del panorama italiano. La sua reputazione è frutto di una leadership percepita come coerente, prudente e istituzionale, capace di attraversare fasi macroeconomiche complesse senza scosse reputazionali.
Segue Andrea Orcel, CEO di UniCredit, che incarna un modello diverso ma complementare: più internazionale, più assertivo sul mercato, con una forte esposizione mediatica. Il punteggio ravvicinato a quello di Messina segnala come il settore bancario resti centrale nella costruzione della reputazione manageriale italiana, soprattutto quando è percepito come motore di stabilità del sistema Paese.
Sul podio troviamo Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, la cui reputazione si fonda su un equilibrio delicato tra industria energetica, transizione ecologica e geopolitica. In un settore ad altissima esposizione pubblica, Descalzi mantiene un profilo reputazionale elevato grazie a una narrazione manageriale pragmatica e a una continuità decisionale che rassicura investitori e istituzioni.
Appena sotto il podio emerge Pier Silvio Berlusconi, alla guida di Mediaset, simbolo di una leadership mediatica che ha saputo progressivamente emanciparsi dall’eredità familiare per costruire una reputazione manageriale autonoma, più orientata alla governance che allo spettacolo. La sua posizione segnala come anche il settore dei media, se gestito con disciplina industriale, possa produrre capitale reputazionale.
Chiude la top five Renato Mazzoncini, CEO di A2A, che rappresenta il paradigma del manager infrastrutturale: meno visibile mediaticamente, ma altamente valutato per affidabilità, competenza tecnica e gestione dei servizi essenziali. Qui la reputazione nasce dal funzionamento, non dal racconto.
Scendendo nella classifica, si delinea un secondo livello reputazionale in cui convivono industria, moda, trasporti e grandi infrastrutture. Figure come Giorgio Armani e Brunello Cucinelli occupano posizioni alte non solo per il valore economico dei loro gruppi, ma per la forza simbolica dei rispettivi modelli di capitalismo. Armani incarna l’eleganza istituzionale e il controllo totale del brand, mentre Cucinelli rappresenta un capitalismo “umanistico” che rafforza enormemente la percezione reputazionale.
Accanto a loro troviamo Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, la cui reputazione è strettamente legata alla capacità di tenere insieme creatività, governance e posizionamento globale. In questi casi la reputazione manageriale coincide con l’identità stessa dell’azienda: un errore strategico diventerebbe immediatamente un errore simbolico.
Nel comparto industriale e infrastrutturale spiccano Pietro Salini di Webuild, Pierroberto Folgiero di Fincantieri, e Stefano Antonio Donnarumma di Ferrovie dello Stato. In questi profili la reputazione nasce dalla capacità di gestire complessità, grandi appalti, interessi pubblici e privati, riducendo il rischio sistemico.
È interessante notare come molti manager di utility e trasporti – da Luigi Ferraris a Paolo Gallo – occupino stabilmente la fascia medio-alta della classifica. Questo segnala che la reputazione, oggi, premia chi garantisce continuità dei servizi e affidabilità operativa più di chi cerca visibilità.
La parte centrale e finale della classifica è forse la più rivelatrice, perché mostra come la reputazione manageriale si estenda ormai a settori non tradizionalmente associati al “management puro”. Urbano Cairo di Cairo Communication rappresenta un caso emblematico: editore, imprenditore e presidente sportivo, la sua reputazione è costruita sulla resilienza e sulla capacità di sopravvivere a contesti ad alta pressione mediatica.
Nel mondo finanziario emergono figure come Alberto Nagel di Mediobanca, Giuseppe Castagna di Banco BPM e Massimo Antonio Doris di Banca Mediolanum. Qui la reputazione è fortemente legata alla percezione di solidità, trasparenza e protezione del risparmio.
Interessante anche la presenza di manager legati all’innovazione e alla tecnologia, come Benedetto Levi di Iliad o Mariangela Marseglia di Amazon. In questi casi la reputazione è più volatile, ma potenzialmente più scalabile, perché dipende dal rapporto con utenti, lavoratori e istituzioni.
Infine, il mondo dello sport e dell’intrattenimento entra a pieno titolo nella classifica: Aurelio De Laurentiis, Giuseppe Marotta e Stefano Domenicali dimostrano che la reputazione manageriale non è più confinata all’impresa tradizionale, ma si costruisce ovunque esista una community, un pubblico e una responsabilità economica rilevante.
Redazione
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Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.
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Sindaco Sala Giuseppe