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AI entro il 2028: come la tecnologia diventerà un lusso come le televisioni degli anni ’60

Domanda esplosiva, memoria insufficiente e potere industriale: l’intelligenza artificiale rischia di diventare un privilegio per pochi

12 aprile 2026 19:28 36 3 minuti di lettura
AI entro il 2028: come la tecnologia diventerà un lusso come le televisioni degli anni ’60

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● in analisi


C’è stato un tempo in cui la televisione non era un oggetto comune. Negli anni ’60 rappresentava uno status symbol, un bene raro, costoso, quasi elitario. Oggi, a sorpresa, qualcosa di molto simile potrebbe accadere con l’intelligenza artificiale. Non perché manchi la tecnologia, ma perché sta diventando troppo potente, troppo richiesta e, soprattutto, troppo costosa da sostenere. Le recenti dichiarazioni di Michael Dell hanno acceso un campanello d’allarme: la domanda di memoria per sistemi AI potrebbe crescere fino a 625 volte rispetto ai livelli attuali. Non si tratta di una crescita lineare, ma moltiplicativa. Più modelli, più potenza, più dati, più server. Un circolo che si autoalimenta. E al centro di tutto c’è un elemento critico: la memoria. I datacenter hyperscale stanno diventando le nuove fabbriche del mondo digitale. Ma a differenza delle industrie tradizionali, qui il collo di bottiglia non è la manodopera, bensì la disponibilità di risorse hardware avanzate. Le memorie ad alte prestazioni, fondamentali per alimentare modelli di intelligenza artificiale sempre più complessi, stanno diventando scarse e sempre più costose. Questo porta a una conseguenza inevitabile: chi può permettersi contratti pluriennali e investimenti miliardari avrà accesso all’AI più avanzata. Gli altri resteranno indietro.


Le grandi aziende tecnologiche stanno già blindando le forniture. Accordi quinquennali, investimenti anticipati, partnership esclusive. Questo significa che una parte significativa della capacità produttiva globale è già prenotata. È lo stesso meccanismo che, negli anni ’60, limitava la diffusione della televisione: pochi produttori, alti costi, domanda crescente. Il risultato? Un bene desiderato da tutti, ma accessibile solo a pochi. Nel frattempo, anche l’evoluzione tecnologica contribuisce a complicare il quadro. Le nuove architetture AI, sempre più potenti, richiedono quantità enormi di memoria per funzionare. 


Ogni salto generazionale porta benefici, ma anche nuove esigenze. Più capacità, più velocità, più energia. È una corsa continua che non sembra avere freni. Eppure, esiste una possibile via d’uscita. Alcune innovazioni stanno emergendo proprio per contrastare questo squilibrio. Tecniche di compressione della memoria, nuovi algoritmi più efficienti, architetture progettate per ridurre il consumo di risorse. Alcuni esperimenti hanno già dimostrato che è possibile ridurre drasticamente l’uso di memoria durante l’inferenza, anche di oltre sei volte. Se queste soluzioni si diffonderanno rapidamente, potrebbero cambiare le regole del gioco.


Ma il punto centrale resta un altro: il controllo. L’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, è un’infrastruttura strategica. Chi la possiede, controlla dati, economia, informazione. E se l’accesso diventa limitato, si crea una nuova forma di disuguaglianza digitale. Non più tra chi ha internet e chi non ce l’ha, ma tra chi può permettersi l’AI avanzata e chi no. Entro il 2028, quindi, potremmo assistere a uno scenario paradossale. L’intelligenza artificiale sarà ovunque, ma non tutta sarà uguale. Da una parte, sistemi avanzatissimi, accessibili solo a governi e grandi corporation. Dall’altra, versioni semplificate, limitate, distribuite al grande pubblico. Proprio come la televisione agli inizi: presente, desiderata, ma non realmente democratica. La vera domanda non è se l’AI crescerà. Crescerà sicuramente. La domanda è: chi potrà davvero usarla al massimo delle sue capacità? Perché, se il trend attuale continuerà, l’intelligenza artificiale non sarà solo il motore del futuro. Sarà anche uno dei beni più esclusivi del nostro tempo.

Autore

Cristian Nardi

Autore dell'articolo

Giornalista e scrittore appassionato di politica, tecnologia e società. Racconta storie con chiarezza e attenzione ai dettagli.